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Light and shadow 2021 edition

Se chiudete gli occhi per un minuto e riflettete ,capirete che l'arte altro non è che immettere la propria anima, sensazioni, ricordi ed emozioni comprese, all'interno di un oggetto o, più in generale, di un qualsiasi prodotto finale. Immaginate adesso Michelangelo che, impegnato a eliminare il marmo superfluo che imprigionava il David, prova a trasportare parte di sé all'interno della fredda pietra. Sarà davvero morto secoli fa Michelangelo? O piuttosto egli vive nelle sue opere? L'artista vero è infatti colui che diviene immortale, che continua a comunicare con i visitatori delle sue opere

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Informazioni
Inchiostro&Cartone è un sito che ha lo scopo di condividere un particolare tipo di arte. Si può definire un modellismo amatoriale, poichè consiste nel costruire modelli ispirati alle grandi strutture del mondo, utilizzando vari tipi di cartone: da quello impiegato nell'imballaggio di oggetti, a quello che contiene capi d'abbigliamento, fino ad arrivare al comune cartoncino. Un'arte povera, low cost e di nicchia, che però riesce ad impreziosire materiali che spesso vengono scartati, sfruttando al massimo le loro potenzialità. Partendo da semplici confezioni, si può arrivare ad articolati modelli. Un processo di trasformazione che ha come fine il compiacimento dell'artista e di chiunque osservi l'opera.

Le tecniche utilizzate per la realizzazione dei modelli sono molto semplici ed elementari, l'artista si serve di strumenti che si possono trovare in tutte le case: penne, matite, forbici, righe, collanti e poche altre cose. Il vero segreto è proprio nella passione e quindi nella dedizione per questo hobby.

Il volto dietro Inchiostro&cartone
Sono Giuseppe Lacivita, vivo a Foggia e ho 18 anni. Sin da bambino amo l'arte in generale, con tendenze verso l'architettura antica e monumentale. Iniziai a costruire a 10 anni (anno più anno meno) con le confezioni delle merendine. Realizzavo stadi di calcio, modelli non particolarmente affascinanti ammetto. Di quei tempi amavo anche "vendere" cellulari finti (in cartone, ovviamente) ai miei compagni di classe. Casa mia sembrava un Vodafone store o qualcosa del genere. Fu un capitolo abbastanza imbarazzante del mio percorso modellistico (ma neanche l'unico). Andando avanti con gli anni mi avvicinai a strutture storiche e più complesse. Costruivo decine e decine di modelli ogni anno. Oggi sono a fare polvere nella cantina ed alcuni sono andati distrutti. Nel 2017 costruii una serie di "plastici" di famose città come New York (Manhattan), Dubai, Abu Dhabi, Firenze e Venezia, oltre ad una specie di centro polifunzionale di mia invenzione. Questi modelli (eccetto l'ultimo, di dimensioni maggiori) venivano creati con degli stuzzicadenti tagliati ed impiantati nella base di cartone a rappresentare i principali edifici della città.

Nel 2018 introdussi per la prima volta una base in legno per la basilica di San Paolo fuori le mura di Roma. Da quel momento fu una rapida salita, passando per tre impianti di concerti realizzati nell'estate di quell'anno (saranno le mie ultime struttre moderne), fino ad arrivare alle tre piramidi di Giza, che inaugurarono il 2019. Un'altra importante tappa fu il Buckingham Palace, il "precursore" del gruppo di modelli londinesi. Il resto del percorso è narrato nel sito, per questo mi fermo. Ehm... buona lettura.

Il ciclo londinese

La prima corporazione di modelli

Ero recentemente tornato da una bellissima esperienza in Inghilterra, che mi aveva arricchito profondamente. Decisi quindi di "onorare" questo viaggio avviando una raccolta di modelli (il numero era ancora da definire)  che avrebbero avuto come musa ispiratrice la cosmopolita città di Londra.
Il primo modello "ufficiale" fu il Tower bridge, un lavoro durato poco (circa tre settimane, nel mese di settembre 2019) ma che mi catapultò in una nuova era della mia produzione artistica. Non avevo mai lavorato prima di allora su un ponte, e quel modello segnò una svolta anche nella scelta dei materiali: più ricercati, cartoni nobili in un certo senso, che mi permisero di costruire bene e velocemente. E dopo l'unica grande peripezia, ovvero quella di far uscire le due torri identiche, il resto seguì quasi spontaneamente. La struttura non era affatto facile da riprodurre , considerando che molti degli elementi caratteristici (campate, catene e le stesse torri) erano a me del tutto nuovi e mai realizzati prima. Di conseguenza gli errori non mancarono, ma l'emozione di aver compiuto un'opera così "fresca" me li fece dimenticare in fretta.
The houses of parliament / Saint Paul's cathedral The houses of parliament / Saint Paul's cathedral The houses of parliament / Saint Paul's cathedral
Inaugurato il ponte, non passò molto tempo dal seguente lavoro, che ebbe come base l'altra metà della lastra di mdf che ospitava il predecessore. Indeciso su cosa concentrarmi, girovagai su internet per avere l'ispirazione. Adocchiai la famosa Abbazia di Westminster, che però ritenevo troppo complessa e alquanto infattibile considerate le capacità dell'epoca. Non mi dovetti muovere di molto, qualche metro verso il Tamigi in effetti, per trovare quello che faceva per me: l'affascinante sede del parlamento inglese, con tanto di Big Ben (precedentemente realizzato in qualche blando tentativo non ben riuscito). Il palazzo neogotico era molto complesso, labirintico, ma qualcosa in me disse che ero pronto, che potevo farcela. Iniziai così il 2 o forse il 3 Ottobre quello che sarebbe stato l'ultimo modello di quell'anno. La sola planimetria mi occupò tre giorni (all'epoca ne rimasi abbastanza sconcertato) e trovare cartone a sufficienza fu un'impresa. La difficoltà maggiore era proprio mantenere una certa unità tra le varie parti. Il cartone doveva essere lo stesso, o al massimo tipologie quasi identiche. Tenevo particolarmente all'aspetto cromatico. Il primo mese passò, e il palazzo era ancora agli albori. Novembre fu una grande rivelazione: ebbi infatti l'opportunità di lavorare ogni giorno (o quasi) per anche 5 ore di fila. Tutto il cantiere subì un'accelerazione che sorprese anche me. Utilizzai almeno 3 tipi di penne differenti per assicurarmi che la componente del disegno fosse eccellente.
Il groviglio di gallerie e sale stava prendendo forma, in un dinamismo sempre più lampante ed emozionante. Le torri stavano sorgendo, innalzando tutta l'opera e confermando quella verticalità già suggerita da tutte le guglie che era essenziale. La Victoria tower, la più alta, aveva un numero esagerato di righe a penna verticali. Onestamente persi il conto, non sembravano accordate in un unico metro di misura, ma insieme erano armoniose. Un caos verticale che magari sarebbe stato più adatto ad una struttura gotica, quindi medioevale, rispetto ad una ottocentesca, ma lo accettai comunque. La clock tower adesso avrebbe reso il tutto decisamente più riconoscibile.
In verità il Big Ben è leggermente più alto del dovuto (una sproporzione che notai solo ad opera finita, e per la quale non dormii un paio di notti); nonostante ciò l'effetto che creava mi piaceva: era perfettamente unito al resto del palazzo, sia strutturalmente che concettualmente (grazie all'impiego dello stesso cartone, che fortunatamente abbondava in quel periodo). Non avevo intenzione di mettermi a realizzare 4 orologi a mano che sarebbero dovuti essere identici tra di loro, non ci sarei riuscito; dopotutto il livello del lavoro era elevato, e incominciavo ad esigere un certo rigore. Decisi quindi di disegnare l'orologio una sola volta e fotocopiarlo. Una soluzione semplice ma efficace. Il Natale era alle porte, l'atmosfera era oramai festosa e il modello quasi ultimato. Giorno dopo giorno aggiungevo gli ultimi dettagli fin quando, il 22 dicembre, posai lo stendardo sulla torre più alta. La ciliegina era sulla torta. Tutto era compiuto.
Westminster Abbey Westminster Abbey
Ancora orgoglioso per il risultato della cattedrale, mi misi a lavorare per quello che sarebbe stato il quinto ed ultimo modello del ciclo: l'abbazia di Westminster. Una struttura molto complessa e soprattutto asimmetrica (avrei presto odiato questa caratteristica). Un delirio di elementi che formavano un caos di pinnacoli ,contrafforti, nicchie, guglie ed archi rampanti. A Marzo iniziò la quarantena... la permanenza forzata a casa mi fece avere più tempo a disposizione per il lavoro, ma allo stesso tempo non era facile trovare i materiali necessari.
Utilizzai cartone in quantità eccezionali, lavorai dalle 4 alle 6 ore al giorno  (domenica inclusa ovviamente) e così all'inizio di giugno battezzai il completamento di un lavoro così importante. Il modello che era iniziato nel freddo inverno aveva attraversato la primavera, ed era giunto alla calura estiva. Anche in questo caso gli errori non mancavano, anzi, erano abbastanza soprattutto a causa del livello di difficoltà  dell'abbazia. Imprecisioni, più che altro, notate pignolosamente da me, ma coperte agli occhi degli altri dai tenui colori e dalle forme verticali, ripetitive e affascinanti. Mi ritenni più che soddisfatto. Il modello aveva ancora qualcosa di "classico" grazie al cartone marrone impiegato nella Lady Chapel, si rifaceva anche alla cattedrale, probabilmente con la sua facciata bianca (dopotutto il cartone era lo stesso utilizzato in Saint Paul) e forse guardava già verso la futura opera, ma non potevo dirlo ancora. Per la prima volta utilizzai anche del muschio nei cortili laterali (un dilemma per la spolveratura).


La costruzione La costruzione La costruzione

Saint Paul's cathedral

Le festività passarono, finì anche l'esposizione in un paesino vicino la mia città nella quale furono interessati una decina di modelli, e si ritornò alla routine. Mi ero riposato abbastanza, dopo aver tenuto la testa chinata sul parlamento per più di due mesi (il collo doleva ancora un po'). Era il momento di tornare all'opera. Stavo studiando nel salotto di casa, il luogo in cui espongo le mie "punte di diamante", quando ebbi una sorta di illuminazione. In quel momento la mia mente vide sul tavolo un grande modello esposto, una cattedrale. Avevo sempre pensato di concentrarmi su quella chiesa, ma ero terrorizzato dall'idea di dover progettare una cupola, alquanto ostile nei miei confronti. Non avevo le giuste competenze, tantomeno gli strumenti idonei. Quel giorno di gennaio però i miei occhi furono abbagliati da quella visione. Un mese e mezzo dopo non dovetti più immaginare il modello sul tavolo: potevo infatti toccarlo.

Ma prima di arrivare al momento in cui posai la pesante base lignea sul tavolo delle esposizioni,dovetti rimboccarmi le maniche, in un lavoro che risultò però particolarmente fluido e regolare. Scelsi una base di spessore maggiore, poiché il modello sarebbe stato abbastanza grande. La chiesa, o meglio, la Cattedrale di Saint Paul, era destinata ad essere il mio primo modello del 2020, primo modello del ciclo delle cattedrali (progetto non ancora nato all'epoca) e quarto e penultimo lavoro del ciclo londinese. I cartoni utilizzati erano compatti, di spessore medio e, ovviamente, bianchi. Ci fu un sensibile distacco con il predecessore: proporzioni nuove, colori nuovi, materiali nuovi.

Luci ed ombre
La seguente galleria fotografica mostra i modelli più recenti che vengono sottoposti ad un particolare gioco di luce: i raggi solari illuminano infatti solo alcune zone della struttura, lasciando nell'ombra il resto. Lo stesso sfondo rimane oscurato, mettendo in risalto i colori e i dettagli delle opere.
Il Duomo
Se dovessi scegliere una tra le cose che mi spaventano nel modellismo, sceglierei le cupole. Con la cattedrale di Londra avevo raggiunto un ottimo risultato: una calotta solida, leggera e che non mi era costata troppi giorni di duro lavoro. Probabilmente è perché sono elementi "plastici" e, soprattutto, al centro dell'attenzione. Sono l'elemento caratterizzante di molti edifici. E se c'è una cupola che più delle altre ha segnato, quasi prepotentemente, con la propria silhouette, non un edificio, non una città ma un'intera epoca, quella cupola veste di rosso e porta il nome di Filippo Brunelleschi. Forse era arrivato il momento di omaggiare questo prodigioso architetto e, più in generale, l'intera Firenze, città con la quale ho uno stretto rapporto sin da bambino. In effetti poche volte avevo "lavorato" su questa città, il che era una vergogna oserei dire. Il Duomo era perfetto: solenne, iconico, affascinante, semplicemente monumentale.
La cupola e il campanile
La procedura per costruire la cupola è stata analoga a quella inglese, semplicemente più grande (e con materiali leggermente diversi).Dovetti utilizzare la vernice nebulizzata per colorare le tettoie (trovare cartone rosso "mattone" non è così semplice), ma questo non mi dispiacque affatto. Era un modo per introdurre qualcosa di nuovo che desse comunque bei risultati.
Un'altra importante sfida fu quella degli enormi finestroni circolari, gli "occhi" della cattedrale. Anch'essi, proprio come i rosoni della facciata, erano fortemente strombati, e quindi mi ritrovai a passare almeno un paio di giorni solo su di loro. Anche il campanile richiese tempo, credo almeno una settimana. Non avevo lastre abbastanza lunghe, così dovetti crearlo in due parti successivamente unite ( e in alcuni punti ammetto che si noti una certa discontinuità tra i due livelli).
Il battistero Il battistero Il battistero
Per completare la triade dell'opera del Duomo, occorreva il compatto e modesto Battistero di San Giovanni. Struttura ottagonale, motivi che riprendono quelli dell'edificio principale, tre bellissime e famose porte ed una copertura formata da otto spicchi che nascondono una cupola dorata. Avrei potuto realizzare l'interno, ma il lavoro avrebbe richiesto più tempo di quanto io ne volessi passare lì sopra; per non parlare dei materiali, mai facili da reperire. Progettai il battistero su un'altra base dello stesso materiale e spessore per non rendere il tutto troppo ingombrante (già lo era in verità, per non parlare del peso). Solo a battistero ultimato posai la ciliegina sulla torta  (la torta grande, diciamo): pasta Fimo dorata a portata di mano ed ecco che la sfera con la croce era pronta per essere collocata sulla lanterna del Duomo, lì, a governare immobile.

La costruzione

Mi ero procurato una base di mdf di 2cm di spessore. Questa volta la planimetria era abbastanza semplice ma mi avrebbe dato l'idea delle dimensioni dell'edificio. Il processo di costruzione si svolse sotto certi aspetti in parallelo a quello della cattedrale londinese, anche se la pianta era totalmente diversa. Un parallelepipedo come perno centrale dal quale sarebbero partite le varie diramazioni: navate, transetto ed abside. Più che per la struttura di per sé, il punto saliente e maggiormente impegnativo (oltre alla cupola) era rappresentato da tutti gli elementi decorativi delle mura. Un esoscheletro di righe di marmo nero (in verità di un verde molto scuro) si alternava al tipico candore della pietra nobile. La dicromia marmorea è una caratteristica dell'architettura toscana, a partire dalla piccola chiesa di San Miniato al Monte (che avrebbe dato ispirazione a tre delle maggiori chiese del capoluogo, duomo compreso) fino ad arrivare a esempi in centri meno conosciuti, ma che comunque meritano una visita. Quelle forme geometriche spigolose (con ben poche curvature) avrebbero dato un effetto quasi maculato alle pareti, direi "leopardato". Sulla facciata spiccavano tre rosoni profondamente strombati. Non potevo ignorare quel dislivello, così dovetti rimboccarmi le maniche e cercare di arrivare ad un risultato accettabile.

Il percorso di un anno
Costruire cattedrali gotiche è faticoso. La schiena e gli occhi fanno male più del solito, serve più tempo e forse c'è qualche imprecazione in più. Ma la soddisfazione di poggiare quel modello sul tavolo "espositivo" rende il tutto più sopportabile. Dovendo scegliere il quarto e ultimo modello dell'anno, mi misi, come sempre, a navigare sul map per rimanere ispirato. Per mantenere una certa continuità, il soggetto sarebbe dovuto essere una cattedrale. La mia era divenuta arte sacra? Non direi. L'espressione di emozioni e pensieri rimanevano il pilastro di tutto, la religione c'entrava ben poco. In effetti i miei modelli sono sempre stati un po' lo specchio del mondo di oggi, degli eventi che si susseguono e che ci interessano. Avevo iniziato l'anno con una chiesa bianca, come la neve e il freddo dell'inverno, ma anche come la purezza e la spensieratezza che , inconsapevolmente, ci stavamo lasciando alle spalle. Il successivo, ovvero l'abbazia di Londra, era più cupo, ma con elementi ancora "luminosi" a rappresentare la speranza. L'estate fu una rinascita e quindi quale cattedrale migliore di quella della culla del rinascimento? Con quei colori accesi la luce era nuovamente sopraggiunta.

Notre-Dame de Paris
Noi tutti eravamo ben consapevoli che l'autunno non avrebbe portato belle sorprese, nonostante ciò fummo spiazzati e duramente colpiti da quello che arrivò. Un periodo ancora più buio, con ancor meno speranza e molta più consapevolezza data dall'esperienza passata. E allora si doveva tornare nell'età di mezzo, la cui arte fu considerata (erroneamente) il punto più basso dell'ingegno umano: il medioevo. E, dovendo trovare qualcosa di più lugubre di Westminster Abbey, mi affidati al gotico per eccellenza, quello più "dark" e scheletrico: il gotico francese. Avrei potuto scegliere una cattedrale di notre dame qualsiasi (essendocene una in ogni città di Francia), eppure rimasi tra gli "evergreen" e, così come avevo inaugurato il 2020 con la chiesa madre di una grande capitale europea, volli ultimare con la corrispettiva di una metropoli qualche centinaio di chilometri più a Sud.
Era fine settembre quando acquistai la nuova base (1,9 cm di spessore) sulla quale sarebbe dovuta sorgere Notre Dame. Il primo plesso ad essere innalzato fu il corpo centrale con le navate, seguendo un metodo di "torta a strati" a me ben noto. La prima peripezia fu l'abside, essendo curva dovetti utilizzare un altro tipo di cartone, più sottile e flessibile, che di conseguenza andò ad alterare leggermente l'unità cromatica del tutto (come poi accadrà altre volte). Prestai molta attenzione a incurvare i pezzi, con un tantino di forza in più avrei potuto far crepare il materiale e procurare danni irreversibili. L'abside non fu affatto facile, soprattutto l'ultimo livello che, essendo più corto, opponeva una maggiore tensione e quindi un maggiore rischio di rovinare il cartone. Il comparto grafico non fu da meno: avevo ben tre grandi rosoni da disegnare e colorare, tantissime bifore e molte decorazioni minuziose. Tutto impegnativo, ma inutile dire che la parte più odiosa fu sempre la stessa: il comparto delle porte. Ammetto di odiare quelle strombature che tanto caratterizzano i portali gotici. Sono senz'altro affascinanti, ma orribilmente fastidiosi da riprodurre in miniatura.
La facciata si rivelò essere invece un vero piacere da costruire. Compatta, simmetrica, imponente e con un pizzico di sobrietà in contraddizione con l'influenza artistica. Le torri furono l'opportunità per mettermi alla prova grazie a contrafforti differenti l'uno dall'altro e strutture interne nere, a contenere le campane, che somigliavano ad una pagoda giapponese. Inoltre notai anche una leggera differenza tra la torre nord e quella sud: la prima è leggermente più alta e larga della seconda. Così dovetti ben ponderare questo particolare per non renderlo troppo evidente. La galleria delle chimere fu un altro elemento che permise al modello di salire di livello, ma per realizzarla mi ci vollero più di due giorni. Questo perché non fu facile tagliare quel tipo di cartone in strisce sottili, a rappresentare le colonne. Più abbordabile fu la galleria dei re, nel livello inferiore. Le varie sculture qui presenti sono solo disegnate, ma colorate in modo da metterle in risalto. E per aumentare questa evidenza, decisi di applicare un sottile strato di colla vinilica che, una volta asciugata e divenuta trasparente, rese il pigmento più scuro e quindi in maggior risalto. Utilizzai questa tecnica anche in altre parti della facciata, come i portali e nella stessa galleria delle chimere.

Il transetto di questa cattedrale è poco sporgente, ma le sue due facciate caratterizzano l'intero monumento, soprattutto grazie ai due grandi rosoni. Disegnai in parallelo questi due elementi, per cercare di renderli uguali lì dove necessario. Nonostante ciò essi, così come tutto il resto delle due pareti, presentano piccole differenze. La più evidente è forse l'altezza dei pinnacoli: sono un po' le "corna" della chiesa, elementi tipici del gotico. I pinnacoli del transetto a sud sono ben più slanciati di quelli a nord. Il transetto della chiesa francese presenta caratteristiche migliori rispetto a quello di Westminster Abbey: le finestre circolari sono colorate più attentamente e con un inchiostro indelebile, tutti i vari spicchi dei pinnacoli sono incollati uno ad uno e i portali presentano, oltre che più dettagli, strombature migliori.
Un altro dei punti forti della struttura è l'insieme di archi rampanti o volanti che, nella realtà, sorreggono le alte e sottili pareti. Sono presenti 73 archi divisi in vari ordini: l'ordine superiore per la navata centrale, quello inferiore per le navate laterali, l'ordine superiore per l'abside e due differenti ordini inferiori absidali. Sono molto delicati, ma affascinanti. Farne così tanti non fu difficilissimo, essendo sufficiente "clonare" un prototipo per ognuno dei diversi ordini. Ben più arduo fu trovare per l'appunto il prototipo, con la giusta inclinazione, lunghezza e arcata.

La sacrestia, posta a sud, è un piccolo edificio annesso, che riprende alcuni ornamenti presenti nel plesso principale, ma ridotti in scala più piccola. I contrafforti, ad esempio sono la miniatura di quelli realizzati per la facciata che sono a loro volta miniature di quelli originali. L'edificio appare pulito e abbastanza lineare, fu ultimato in appena quattro giorni (forse avrei potuto aggiungere qualche microscopico dettaglio in più) e fuoriesce dalla base di circa 2 cm (alquanto fastidioso). 
La flècheLa flècheLa flèche
Per ultimare in bellezza, bisognava lanciare l'opera verso il cielo (non letteralmente). L'altissima guglia ottocentesca, la cosiddetta flèche, è un valore aggiunto che delinea la silhouette del tempio e la rende ben riconoscibile (anche se di guglie del genere la Francia ne conosce abbastanza). Forse non la vedremo più dal vivo, essendo crollata nel devastante incendio di aprile 2019, ma questo modello cerca di darle onore, e di farla svettare ancora alta. Il cartone è lo stesso del tetto (grigio, 1mm di spessore, grana sottile) ma è colorato per renderlo più scuro e "macchiato" (inizialmente volevo costruirla in legno). La base è leggera e ariosa (un po' come tutta la cattedrale) e lascia intravedere la struttura portante interna. Il fusto presenta 80 pezzettini (ritagli più che altro) a simboleggiare i particolari gotici (nella realtà sono 92). La croce finale, in metallo, è talmente sottile da divenire quasi invisibile da alcune angolazioni. L'iconica guglia poggia sul tetto della chiesa, diramandosi lungo i quattro lati. Scendendo verso le mura, troviamo le statue bronzee dei dodici apostoli (le uniche superstiti del complesso flèche).




Vittoriano: il tempio del nuovo tempo
Forse avrò ricevuto qualche critica per la mia particolare attenzione a città straniere rispetto a quelle italiane. Personalmente credo che un modello, così come qualsiasi altra opera, si debba realizzare con un senso che non sia indirizzato unicamente al patriottismo o all'assenza di quest'ultimo. Tuttavia, amando l'Italia, di certo non mi è dispiaciuto iniziare questo 2021 con il monumento più patriottico in assoluto. Un tempio (o una macchina da scrivere gigante, come qualche romano ama definirlo) dedicato al re Vittorio Emanuele II. Ma davvero? Direi che di regale qui c'è ben poco, se non il nome della costruzione e l'imponente bronzo equestre che, da vesti di cavallo di Troia, ospitò un bel banchetto per i suoi realizzatori prima dell'inaugurazione. Vittoriano. Come il re. A me piace però vederlo come Nike, la dea Vittoria di quel mondo che ci donò, tra le tante cose, l'altare di Pergamo, e di conseguenza l'ispirazione per il monumento romano. Non starò a raccontare la storia di quest'ultimo, piuttosto racconterò la storia del Mio Vittoriano, nato come tributo all'Italia che riparte e, contestualizzando, rinasce come un fiore. O almeno si spera. Il tempio del nuovo tempo, un altare per il passato,presente e futuro. Ho definito così il progetto nel corso d'opera. E in effetti il tempo che corre indifferente è stato un tormento di questi mesi, dove è nata l'esigenza umana di un nuovo tempo, diverso, ma senza caratteristiche specifiche, migliore e basta. Torna il bianco del freddo gennaio (proprio come l'anno precedente con Saint Paul, anche se della cattedrale qui c'è ben poco, nonostante la parvenza di una dedica a questa, le circostanze hanno naturalmente dettato un risultato ben distante da quello dell'inizio 2020), torna il neoclassico con le sue colonne corinzie scalanate, i fregi scolpiti, e torna anche quella voglia di dare un senso e una dignità a tempi gettati e dispersi nel vento. Il modello sarebbe dovuto finire ad aprile, in segno di rinascita avvenuta ( con la stagione primaverile). Pronostici sbagliati. Totalmente. Il ritmo del cantiere fu completamente diverso da quello che mi ero immaginato. Questo per vari fattori: altri impegni, difficoltà del modello schizzata alle stelle più lontane, stress psicologico ad insaporire il tutto. In effetti le difficoltà fecero sostanzialmente raddoppiare la durata complessiva della costruzione. Alquanto frustrante. Ma forse era un male necessario. Dopotutto, questa volta dovetti farmi un po' pittore, scultore, falegname, ingegnere, e manager di me stesso. Ah dimenticavo, anche modellista. Una vera perla di lavoro per un'artista eclettico, del quale cercai goffamente di rubarmi il titolo. Che ci sia riuscito o meno, non credo spetti a me dirlo. Cercherò di sintetizzare e schematizzare un processo durato quasi 5 mesi, piuttosto articolato.

Gli iniziGli iniziGli inizi
La base, quadrata anziché rettangolare, ha visto per prima cosa nascere un corpo centrale, il midollo dell'opera. Questo plesso longitudinale permette poi diramazioni verso la parte anteriore e in verticale, con le torri e il portico. In genere il monumento è un continuo alternarsi di dislivelli, con terrazze e scalinate. Questa era la parte che mi spaventava di più, fortunatamente avendo avuto esperienze con impalcature da concerto, riuscii ad impostare il lavoro su questo metodo. Senza scendere troppo nei dettagli, la realizzazione dei dislivelli si rivelò piuttosto lineare, a differenza di tutti i particolari qui inseriti e delle rampe di scale. L'altare della patria, ovvero il corpo che si trova innalzato, centralmente all'edificio, mi ha dato l'idea per inserire bassorilievi di pasta modellabile.
È quindi si è generato un moto di corpi particolarmente efficace, che converge verso la statua centrale della Dea Roma, sotto la quale si trova la tomba del milite ignoto.
Sicuramente le torri laterali hanno rappresentato l'elemento più intrigante dell'opera. Questo perché ho dovuto realizzare una struttura leggera e ariosa, con interni dettagliati ed esterni identici tra di loro. Per rendere più vivi i colori degli affreschi interni, ho rivestito questi ultimi con un sottile strato di colla vinilica, la quale, una volta essiccata, ha messo in risalto le cromature. Per quanto riguarda i pavimenti, questi sono due fotocopie realizzate da un originale ideato comunque da me. La tecnica della stampa viene alle volte utilizzata per ottenere simmetrie migliori. I fregi dei propilei, ovvero dei tempietti anteriori alle torri, sono caratterizzati da una tecnica analoga a quella del fregio centrale di St. Paul. La grafite della matita funge infatti da sfondo a decorazioni disegnate con due tratti penna differenti (bic classica, bic gel).
Un concept simile si ritrova proprio nell'altoportico ivi compreso. Di particolar rilevanza è qui il soffitto a cassettoni dorato. Le colonne, derivanti dalla tecnica sviluppata con la cattedrale londinese, sono dei listelli di legno dipinti e con capitelli sagomati nei quattro lati sulla sommità. Queste sono differenti dalle due colonnine che si possono vedere ai lati estremi dell'edificio. Infatti, queste hanno un diametro e altezza minori, oltre ad avere un leggero effetto di scalanatura.

Le sculture si dividono in due tipi:
Le marmoree: della stessa pasta Fimo dura impiegata per i basso e altorilievi;
Le bronzee: sono le più rilevanti e interessanti (quadrighe, statua equestre). La pasta Fimo soft utilizzata in questo caso è stata cotta in forno. Queste sculture, essendo più grandi e articolate di quelle marmoree, sono costituite da uno scheletro realizzato con stuzzicadenti. Una volta cotte, sono state applicate passate di vernice nera e grigia per dare un effetto sfumatura.


Per ragioni di spazio e di praticità, il modello si articola anche in due altre piccole basi di mdf, che sorreggono un piccolo corpo posteriore al monumento e una scalinata ad esso laterale. Questa soluzione fu adottata anche in altri casi, come nel duomo di Firenze e nel Tower Bridge.
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